Quando tutto delude, la depressione apre una porta verso reami luminosi. Non è una provocazione: se non si presenta – prima o poi – l’impulso al suicidio si entra in una condizione di disinteresse verso tutto, compresa la propria vita o il proprio piacere. Ripensandoci, dev’essere proprio la rinuncia a cercare fonti di piacere che conduce ad una felicità veramente profonda (è molto buddhistico, lo so!).
Come tenere un paio di scarpe strette per un giorno intero e toglierle la sera. Di sicuro ci sono motivazioni biochimiche, ma non è realistico voler ridurre tutte le manifestazioni del reale alla pura materialità – la coscienza non è il risultato di un organismo complesso e un monitor non genera immagini.
Un dubbio corrosivo non mi lascia: forse è funzionale alla crescita spirituale; mi porta a pensare che tutto finisce, o che non è mai stato; che in realtà siamo ombre dentro un caleidoscopio, illusione tra le illusioni. Non ha senso porsi troppe domande sulla persistenza di un baccello di individualità dopo la morte, se non sappiamo quanto sia reale il corpo.
Nonostante il dubbio, quel pomeriggio è successo che qualcosa di indefinibile venisse a trovarmi nel dormiveglia. Un sogno realistico, a colori, senza persone, in cui ripercorrevo i primissimi ricordi della mia vita; un sogno che assumeva il carattere della cosmicità: avevo l’impressione di essere giunto alle radici del vero. (Ho un particolare ricordo che, conoscendo la storia della mia famiglia, a rigor di logica non può appartenermi). Lungi da me farmi dei trip così grotteschi, la new age non mi appartiene. Tant’è: è successo.
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Vedi nn tutte le filosofie buddhiste contemplano l’ascetismo : )
Mettere davanti alla propria vita i propri “desideri” e migliorare attraverso essi esiste anche nel buddhismo… io l’ho provato e la mia condizione vitale è cambiata!
Tarè
Arkit[ar]è (link) - 13 01 06 - 05:51
Ci sono troppe correnti buddhiste per avere la possibilità e il tempo di conoscerle tutte. Io ho letto solo il (lo? la? mah…) surangamasutra perché m’interessava la trattazione sulla sede dell’anima, per il resto ci ho capito ben poco.
Per come la vedo io l’ascetismo non è sinonimo di repressione. L’ascetismo è disciplina. Anche la kabbalah ebraica sfrutta i desideri per l’evoluzione spirituale, ma non per questo non è ascetismo.
Detto questo, ripeto che la new age non è per me. :D
buyo (email) (link) - 13 01 06 - 15:33